Il Trentino nelle testimonianze dei viaggiatori e osservatori francesi (1750-1815): percezione e descrizione di un territorio

Date: 01 Aprile 2012 - 30 Marzo 2014

Realtà d’ancien regime, il Trentino settecentesco fu una “regione cerniera”, un luogo di transito tra il Nord e il Sud delle Alpi da un punto di vista sia meramente geografico sia politico-culturale. Una condizione che non mancò di suscitare l’interesse particolare di numerosi viaggiatori, fra i quali anche alcuni illustri personaggi francesi. Nel suo Nouveau voyage en Italie (pubblicato nel 1691), guida privilegiata di tutti i viaggiatori francesi fino agli anni sessanta del secolo XVIII, François Maximilien Misson associa il territorio trentino alla penisola italiana sulla base di considerazioni geografiche e linguistiche. Montesquieu, che soggiornò ad Ala, Rovereto e Trento, durante il suo spostamento da Verona a Monaco nel 1729, non ha invece dubbi sull’appartenenza del territorio all’Austria, valutando i rapporti politici con il Sacro Romano Impero più importanti di qualsiasi altra considerazione. Il Voyage en Italie di Montesquieu riserva, peraltro, più attenzione a valutazioni di tipo economico che non culturale, tant’è che le pagine dedicate al Trentino trattano principalmente dell’agricoltura nei dintorni di Trento, delle manifatture di velluto ad Ala e di quelle della seta a Rovereto. Joseph-Jérôme La Lande, autore di un monumentale Voyage en Italie pubblicato in sette tomi a partire dal 1769, fu, invece, più attento all’ambiente intellettuale delle regioni visitate e compilò una sorta di reportage sull’Italia dei Lumi. Nel capitolo “De la ville de Rovereto et de l’Académie des Agiati” (edizione aggiornata del 1790), La Lande, la cui principale fonte d’informazione fu Clementino Vannetti, considera Rovereto solo “casualmente” annessa all’Austria e dimostra di conoscere assai bene il dibattito degli intellettuali locali sull’italianità di quest’area.

Dal 1796 al 1815, il Trentino visse forse gli anni più intensi e drammatici della sua storia, segnati da repentini e continui cambiamenti di fronte: le ripetute invasioni da parte delle armate francesi e l’istituzione di governi provvisori; la secolarizzazione del principato vescovile nel 1803; il primo periodo di governo austriaco; il passaggio, nel 1806, al Regno di Baviera; la rivolta hoferiana del 1809 e, nel 1810, l’annessione al Regno d’Italia. Solo con l’assetto sancito nel 1815 dal Congresso di Vienna e la riannessione all’Impero Asburgico, la regione ritornò a una situazione di maggiore stabilità politico-istituzionale.

Benché di brevissima durata, la dominazione napoleonica in Trentino lasciò, tuttavia, una traccia profonda in più campi, da quello giuridico a quello amministrativo, da quello sociale a quello culturale. Sotto il governo francese la regione fu, infatti, investita da profonde e radicali innovazioni che avviarono un primo, seppur lento, processo di modernizzazione.

La ricerca sta analizzando tutti questi mutamenti così come appaiono descritti dalle testimonianze francesi dell’epoca e ciò per capire come furono recepite le istanze delle componenti socio-culturali del territorio e quali furono i canali di diffusione delle idee francesi oltre a quelli legati allo sviluppo delle vicende militari.

Si è cominciato, così, a verificare in primo luogo la rete di relazioni tra intellettuali trentini e francesi, a partire dall’Accademia degli Agiati di Rovereto e dal suo archivio. L’Accademia, fondata nel 1750, ebbe un ruolo importantissimo nella circolazione delle idee, negli scambi scientifici e nella mediazione culturale durante tutto il periodo preso in esame. Lo studio delle relazioni culturali con la Francia illuministica da parte degli intellettuali trentini può aiutare a capire il livello di diffusione e conoscenza delle idee francesi e quali furono i motori di rinnovamento che portarono, a fine secolo, l’intellettualità a sostenere il nuovo modello di Stato napoleonico e ad accettare il coinvolgimento diretto nell’amministrazione del territorio.

Altro canale di ricerca privilegiato è l’odoporica, o letteratura di viaggio. La ricognizione condotta presso gli archivi della Bibliothèque Nationale de France a Parigi, dove esiste un fondo interamente dedicato ai Voyages en Italie, e presso la Biblioteca nazionale di Firenze (portale Grand Tour) e la Biblioteca del Centro interuniversitario di ricerche sul viaggio in Italia di Moncalieri, ha permesso di individuare le testimonianze di viaggiatori francesi in transito dal Trentino.

Oltre al punto di vista dei grandi viaggiatori filosofi, come i sopracitati Montesquieu e La Lande, è emersa l’importanza di verificare le testimonianze lasciate da altre tipologie di viaggiatori, quali commercianti, scienziati, diplomatici e militari, cercando di rispondere a due principali questioni: quali furono gli aspetti del territorio trentino che maggiormente colpirono i viaggiatori francesi, nel periodo preso in esame? E quanto contribuì a questa selezione la loro estrazione sociale?

Le memorie di viaggio costituiscono una fonte preziosa per la ricerca nel settore della storia della cultura. Attraverso lo specchio delle testimonianze dei viaggiatori è possibile ricostruire non solo i paesaggi concreti, ma anche gli atteggiamenti culturali e ideologici dell’epoca. Lo sguardo del viaggiatore straniero può gettare una luce originale sulla conoscenza del Trentino del Settecento come evidentemente di qualsiasi altro territorio.

In particolare merita un’attenzione speciale il periodo fra il 1796-1813. Le fonti relative a questi anni reperibili in loco sono, infatti, molto lacunose, così come quelle dell’archivio di Stato di Milano che subì gravissime perdite a causa dei bombardamenti della città nel 1943. Si sta rilevando pertanto fondamentale la ricognizione presso archivi e biblioteche francesi come ad esempio la Biblioteca del ministero della Difesa francese (ShD) di Parigi-Vincennes.

Da questa analisi stanno emergendo utili informazioni per ricostruire l’immagine del Trentino così come percepita perlopiù da militari e diplomatici, alle prese con la descrizione di un territorio al fine di conoscerlo e governarlo.

Ricercatore impegnato: Silvia Mattei