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La più alta d’Europa. Santa Giustina 1951

Luogo: Diga di Santa Giustina

Diga di Santa Giustina
Portale della storia e della memoria della Val di Non (palazzina Edison)
Tassullo - Val di Non (Tn)

Orario: Mostra temporaneamente chiusa al pubblico

In val di Non, l’epopea idroelettrica della metà del secolo scorso ha scritto una tra le sue pagine più intense. Iniziati nel 1940, poi sospesi a causa della guerra e ripresi nel 1946, i lavori per la costruzione della diga di Santa Giustina terminarono nel 1950.

Il Trentino del dopoguerra
Disoccupazione, distruzione, povertà, emigrazione. Lo sforzo bellico mette in ginocchio il Trentino. L’economia della provincia, all’indomani della Seconda guerra mondiale, appare fragile e frammentaria. Il IX Censimento generale della popolazione, condotto nel 1951, reca un quadro d’insieme preoccupante: il 40,07% dell’economia provinciale si basa sull’attività agricola e forestale, l’industria occupa il 32,77% della forza lavoro e il restante 27,16% spetta al terziario (commercio, trasporti, servizi). Lo sviluppo industriale tarda a radicarsi. E il Trentino conoscerà il miracolo economico con un decennio di ritardo rispetto alle altre regioni italiane.
Sul finire degli anni Quaranta si calcolano sul territorio provinciale 20.000 disoccupati su una popolazione di 394.704 abitanti. Ma tra il 1948 e il 1955 si registra in Italia il periodo di massima attività nella costruzione degli impianti idroelettrici. Il Trentino, a causa delle sue caratteristiche ambientali, si inserisce nella corsa allo sfruttamento delle acque.
Proprio la questione idroelettrica, con i grandi interessi nazionali ed economici che essa muove, condizionerà fortemente la storia politica ed istituzionale della regione. Anche il primo Statuto dell’Autonomia, del 1948, fotografa questa situazione.
 
Lo sfruttamento del bacino del Noce con gli impianti di Cogolo, Mezzocorona, Malgamare e Santa Giustina...
Lo sfruttamento del bacino del Noce inizia negli anni Venti del ‘900. Da parte della Società Edison di Milano è predisposto uno schema integrale di sfruttamento delle acque di tutto il bacino imbrifero. Situato a nord-ovest di Trento e delimitato dai massicci alpini del gruppo dell’Ortles Cevedale, della Presanella e del gruppo del Brenta, il bacino del Noce attraversa tre valli: la val di Peio (nella parte più alta e tipicamente alpina), la val di Sole (nella zona mediana e più soleggiata) e la val di Non (nella parte inferiore, con le caratteristiche di un altipiano).
Per prime, nel 1929, vengono realizzate la centrale di Cogolo in val di Peio e la centrale di Mezzocorona in valle dell’Adige. Nel 1931 viene inaugurato l’impianto di Malgamare, a monte della val di Peio. Lo sfruttamento della parte bassa del bacino imbrifero viene completato nel 1951, con la costruzione dell’impianto idroelettrico di Santa Giustina in val di Non.
Con questo complesso di centrali idroelettriche, la Società Edison raggiungerà sul bacino del Noce una producibilità media annua di 650.000.000 kWh (chilowattora).

...e i progetti mai realizzati delle centrali di Malè, Mostizzolo e Grumo.
Nei progetti originali, altre tre centrali idroelettriche avrebbero dovuto completare l’opera. “Restano ancora da eseguire – si legge nei programmi della Edison all’indomani della costruzione della diga di Santa Giustina – altre due notevoli centrali, delle quali la più importante sarà quella di Malè, che sfrutterà le acque del medio Noce da Cogolo fino a Malé, e quella di Mostizzolo, che utilizzerà il salto ancora esistente fra Malè e il lago di Santa Giustina”. Sull’ultimo salto ancora disponibile, è “prevista la costruzione di una centrale, a Grumo, con scarico delle acque del Noce direttamente nell’Adige”. Nessuna delle tre fu mai realizzata.
 
L’impianto idroelettrico di Santa Giustina
I lavori per la costruzione dell’impianto idroelettrico di Santa Giustina ebbero inizio nel 1939 e furono subito sospesi a causa della guerra. Ricominciati nel 1946, si conclusero nel 1950. La prima visita di accertamento fu effettuata il 17 luglio del 1951. Altre due visite di accertamento seguirono rispettivamente nel novembre dello stesso anno e nell’aprile del ’52. Il certificato definitivo di collaudo porta la data del 30 agosto 1952. Già molti anni prima, tuttavia, la costruzione della diga era stata ventilata a più riprese con una serie di studi e sopralluoghi. Le prime domande di concessione risalgono al 1918. I primi progetti, rivisitati nel tempo al passo con la crescita dei mezzi e delle tecnologie, sono del 1928.
Fra la popolazione il dibattito si accende già negli anni Venti. I comuni dislocati sulle sponde del bacino sono disposti a cedere le terre, per far spazio all’invaso, ma a patto che queste vengano pagate al giusto prezzo. Decine di pratiche giungeranno agli avvocati.
Non si trattava solo della diga ad arco più alta d’Europa, ma con i suoi 152,5 metri di altezza Santa Giustina rappresentava una delle dighe maggiori al mondo. Gli ingegneri Claudio Marcello e Alfonso Gervaso si succedettero nella direzione e nella esecuzione dei lavori.

Mostra allestita nel contesto del Portale della storia e della memoria della Val di Non

Immagini
La diga di Santa Giustina in val di Non

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torna a inizio pagina Aggiornato il: 02/04/2015 14:44